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IPOTECA ESATTORIALE E NOVITÀ DEL DL 69/2013

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L’ipoteca può essere iscritta, come regola generale, sugli immobili del contribuente o del coobbligato decorsi sessanta giorni dalla notifica della cartella di pagamento o novanta giorni dalla notifica dell’accertamento esecutivo”.

L’Agente della Riscossione, in base all’art. 77 del DPR 602/73, è legittimato a iscrivere ipoteca sugli immobili del contribuente o dei coobbligati decorsi sessanta giorni dalla notifica della cartella di pagamento o novanta giorni dalla notifica dell’accertamento “esecutivo”, per un importo pari al doppio della somma complessiva per la quale si procede.

Il co. 2 della norma stabilisce che l’iscrizione di ipoteca è obbligatoria qualora l’importo complessivo del credito per cui si procede non superi il 5% del valore dell’immobile da sottoporre ad espropriazione

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In tal caso, infatti, l’agente deve, prima di iniziare l’espropriazione, iscrivere ipoteca e attendere sei mesi dalla suddetta iscrizione.

Va però detto che, per effetto delle modifiche apportate dal DL 69/2013 all’art. 76 del DPR 602/73, ora l’ipoteca, in generale, è diventata una condizione per l’avvio dell’espropriazione. Infatti, questa può avvenire solo se l’Agente della riscossione ha iscritto ipoteca e siano decorsi sei mesi senza che il debito sia stato estinto.

L’iscrizione di ipoteca, o meglio la comunicazione preventiva, costituisce atto impugnabile di fronte alle Commissioni tributarie, posto che rientra nei provvedimenti indicati dall’art. 19 del DLgs. 546/92.

A seguito delle modifiche apportate dal DL 16/2012, l’ipoteca non può essere iscritta per debiti sino a 20.000,00 euro.

Il procedimento mediante il quale avviene l’iscrizione può essere in tal modo sintetizzato:

  • decorsi 60 giorni dalla notifica della cartella di pagamento o 90 giorni dalla notifica dell’accertamento “esecutivo”, l’Agente della Riscossione trasmette all’Agenzia del Territorio (ora Entrate) una nota contenente la posizione debitoria del contribuente e la richiesta di iscrizione di ipoteca;
  • Equitalia, prima dell’iscrizione, comunica al contribuente l’intenzione di procedere ad ipoteca se entro trenta giorni dalla comunicazione stessa non interviene l’adempimento;
  • il conservatore dei registri immobiliari procede all’iscrizione.

L’ipoteca richiesta dall’Agente della Riscossione attribuisce a quest’ultimo “il diritto di espropriare, anche in confronto del terzo acquirente, i beni vincolati a garanzia del suo credito e di essere soddisfatto con preferenza sul prezzo ricavato dall’espropriazione”.

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Anche tale ipoteca, in base al sistema della “pubblicità costitutiva”, nasce con l’iscrizione nei registri immobiliari.

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Fig. 1 – Ipoteca

Grazie alle modifiche del DL 69/2013, ora l’ipoteca deve necessariamente essere iscritta prima di procedere con l’espropriazione immobiliare; inoltre, tra l’iscrizione ipotecaria ed il pignoramento deve trascorrere un periodo non inferiore a sei mesi.

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L’art. 77 del DPR 602/73 stabilisce che “decorso inutilmente il termine di cui all’art. 50, comma 1 [sessanta giorni dalla notifica della cartella], il ruolo costituisce titolo per iscrivere ipoteca sugli immobili del debitore e dei coobbligati per un importo pari al doppio dell’importo complessivo del credito per cui si procede”.

Dall’1.10.2011, è entrato in vigore l’art. 29 del DL 78/2010, che ha attribuito efficacia esecutiva agli avvisi di accertamento, relativi a imposte sui redditi/IVA/IRAP.

In forza di ciò, successivamente all’avviso di accertamento, non vi è più l’iscrizione a ruolo e la cartella di pagamento, ma, in caso di inadempienza, direttamente il pignoramento.

Dal punto di vista procedimentale:

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  • l’accertamento contiene l’intimazione ad adempiere al versamento delle somme ivi indicate entro il termine per il ricorso;
  • in caso di inadempienza, decorsi trenta giorni dal termine ultimo per il versamento, il credito è affidato ad Equitalia;
  • dal momento dell’affidamento, l’Agente della Riscossione può procedere con le misure cautelari secondo le modalità di cui al DPR 602/73, perciò anche mediante ipoteca esattoriale.

2.1  IPOTECA OBBLIGATORIA

L’art. 77 co. 2 del DPR 602/73 contempla un’ipotesi di ipoteca obbligatoria, la quale costituisce una condizione di procedibilità della successiva espropriazione.

Infatti, la disposizione prevede che:

  • se l’importo complessivo del credito per cui si procede non supera il 5% del valore dell’immobile da sottoporre a esecuzione determinato a norma del successivo art. 79;
  • l’Agente della Riscossione, prima di procedere all’espropriazione (quindi alla notifica del pignoramento), deve iscrivere ipoteca;
  • decorsi sei mesi dall’iscrizione senza che il debito sia stato estinto, è possibile procedere all’espropriazione.

Il discorso effettuato deve tuttavia essere combinato con le modifiche apportate dal DL 69/2013 all’art. 76 del DPR 602/73, le quali sembrano aver abrogato implicitamente l’art. 77 co. 2 del medesimo decreto.

Infatti, adesso l’ipoteca è sempre una condizione di procedibilità del pignoramento. L’art. 76 co. 1 lett. b) del DPR 602/73 statuisce, al riguardo, che “l’espropriazione può essere avviata se è stata iscritta l’ipoteca di cui all’art. 77 e sono decorsi almeno sei mesi dall’iscrizione senza che il debito sia stato estinto”.

2.2  CESSAZIONE DEGLI EFFETTI

Al ricorrere di determinate circostanze, l’ipoteca perde di efficacia: il caso più lampante è rinvenibile nell’adempimento dell’obbligazione da parte del contribuente.

La perdita di efficacia dell’ipoteca avviene altresì nelle seguenti ipotesi:

  • annullamento dell’iscrizione da parte del giudice tributario;
  • annullamento del ruolo o dell’avviso di accertamento;
  • sospensione del ruolo o dell’accertamento.

2.2.1  Dilazione delle somme iscritte a ruolo

Il DL 16/2012, modificando l’art. 19 del DPR 602/73, ha sancito che l’ipoteca esattoriale non può essere adottata se la dilazione delle somme iscritte a ruolo è stata concessa. Tuttavia, rimangono ferme le ipoteche già iscritte prima della concessione di detta dilazione.

Alla luce di ciò, è importante che i contribuenti domandino la dilazione ad Equitalia prima del decorso dei sessanta giorni dalla notifica della cartella di pagamento, posto che, in detto lasso temporale, l’ipoteca non può essere iscritta.

Secondo parte della giurisprudenza, anche la presentazione della domanda di dilazione osta all’iscrizione di ipoteca, in quanto essa non richiede più la prestazione di alcuna garanzia.

2.2.2  Annullamento della cartella/accertamento

L’iscrizione di ipoteca, ai fini della sua legittimità, ha come presupposto la previa e rituale notifica della cartella di pagamento o dell’accertamento “esecutivo”.

Pertanto, l’annullamento (in autotutela o ad opera del giudice anche con sentenza appellata) di uno di tali atti comporta la perdita di efficacia dell’ipoteca.

In giurisprudenza è stato sostenuto che l’iscrizione di ipoteca è illegittima se successiva all’annullamento giudiziale della cartella di pagamento10.

2.2.3  Sospensione giudiziale del ruolo/accertamento

Potrebbe accadere che il giudice disponga la sospensione del ruolo, su domanda del contribuente ai sensi dell’art. 47 del DLgs. 546/92.

Ciò comporta l’inefficacia temporanea dell’iscrizione ipotecaria, in virtù del fatto che questa ha come presupposto proprio il ruolo.

Quanto esposto è accolto dallo stesso legislatore, che, con l’art. 1 co. 537 ss. della L. 228/2012, ha affermato che la sospensione giudiziale comporta, automaticamente, il “blocco” delle attività esecutive e cautelari.

Alle stesse conclusioni si deve giungere per l’accertamento “esecutivo”.

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Fig. 2 – Ipoteca (cessazione degli effetti)

L’Agente della Riscossione può iscrivere ipoteca solo se, in precedenza, è stata notificata al debitore un’apposita comunicazione contenente l’intimazione ad adempiere entro trenta giorni.

Per effetto delle innovazioni apportate dal DL 70/2011 conv. L. 106/2011, ora l’art. 77 del DPR 602/73 prevede espressamente che l’Agente della Riscossione è tenuto a notificare al proprietario dell’immobile “una comunicazione preventiva contenente l’avviso che, in mancanza di pagamento delle somme dovute entro il termine di trenta giorni”, sarà iscritta ipoteca.

Detta comunicazione non può che costituire atto impugnabile di fronte alla Commissione tributaria, siccome, da un lato, solo impugnando una comunicazione preventiva il contribuente può ritenersi fornito di tutela, dall’altro, il fatto che l’art. 19 del DLgs. 546/92 continui a riferirsi, in tema di impugnabilità, all’ipoteca e non alla comunicazione, non sposta i termini della questione, visto che tale norma è stata emanata in un contesto storico ove non era contemplata alcuna comunicazione preventiva.

La comunicazione deve essere notificata al contribuente mediante il rispetto delle forme contemplate dall’art. 26 del DPR 602/73, relativo alla notifica della cartella di pagamento, così come previsto dall’art. 49 del suddetto decreto per tutti gli atti dell’espropriazione.

In via incidentale e con riferimento alla comunicazione introdotta dal DL 70/2011, Cass. 2.8.2013 n. 18505 ha sancito che l’omessa comunicazione conduce alla nullità dell’ipoteca.

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Fig. 3 – Comunicazione di iscrizione ipotecaria

Vari sono i motivi che causano l’illegittimità dell’ipoteca. Tra questi, si segnalano il limite di valore del debito, che deve essere nel complesso superiore a 20.000,0 euro, l’omessa/irrituale notifica dell’atto “presupposto” nonché l’eccesso di potere.

L’iscrizione di ipoteca può essere dichiarata illegittima per varie ragioni, tra le quali rientrano:

  • il mancato decorso del termine dilatorio di sessanta giorni dalla notifica della cartella di pagamento o di novanta giorni dalla notifica dell’accertamento “esecutivo”;
  • il difetto di motivazione;
  • l’assenza di indicazione del responsabile del procedimento;
  • l’omessa o irrituale notifica della cartella di pagamento/accertamento;
  • il mancato rispetto dei limiti previsti dalla legge, quindi credito tutelato inferiore a 20.000,00 euro;
  • l’eccesso di potere.

Vi sono poi altre ragioni per cui l’ipoteca esattoriale è stata annullata. Si pensi all’ipoteca iscritta su un appartamento facente parte di un’unità condominiale, ove, a pena di nullità, occorre l’indicazione del subalterno catastale relativo alla porzione immobiliare interessata.

Inoltre, sono state annullate ipoteche iscritte su immobili in relazione ai quali il contribuente risultava titolare del solo diritto di abitazione, così come ipoteche iscritte sul diritto di usufrutto, stante l’impossibilità di applicare all’ipoteca esattoriale l’art. 2810 n. 2 – 4 c.c. 18.

4.1  MOTIVAZIONE

Gli atti dell’Amministrazione finanziaria, e quelli degli Agenti della Riscossione, devono essere adeguatamente motivati in riferimento ai presupposti di fatto e di diritto che li hanno determinati.

Date le peculiarità dell’iscrizione ipotecaria, la comunicazione deve contenere:

  • l’identificazione dell’immobile e l’indicazione della somma per la quale l’ipoteca è iscritta;
  • il valore dell’immobile compresa la relativa rendita catastale;
  • l’allegazione, o quantomeno il prospetto, delle previe cartelle di pagamento;
  • secondo un’opinione, la necessità della misura nonché la sua congruità rispetto al credito per cui si procede (vedasi il § 4.3 sull’eccesso di potere);
  • le informazioni relative al tributo, ivi compreso il titolo per il quale si chiede il pagamento.

4.2  LIMITI QUANTITATIVI PER L’ISCRIZIONE IPOTECARIA

Il carattere gravoso dell’ipoteca ha spinto il legislatore a prevedere limiti quantitativi per la sua adozione: infatti, a seguito delle modifiche apportate dal DL 16/2012all’art. 77 del DPR 602/73, ora l’ipoteca è ammessa solo se il credito da riscuotere è, nel complesso, superiore a 20.000,00 euro.

Il limite previsto per l’ipoteca, dopo le innovazioni apportate dal DL 69/2013 all’art. 76 del DPR 602/73, non coincide con quello per l’espropriazione, che è stato elevato da 20.000,00 euro a 120.000,00 euro.

Peraltro, il DL 69/2013 ha sancito, modificando l’art. 77 del DPR 602/73, che l’ipoteca è adottabile a prescindere dalla sussistenza dei requisiti per l’espropriazione, quindi può accadere che un immobile venga ipotecato per un credito di 30.000,00 euro, nonostante l’espropriazione sia di fatto inibita.

Del pari, l’ipoteca può essere iscritta sull’unica casa di abitazione del debitore, nonostante essa, sempre grazie al DL 69/2013, non possa essere pignorata a prescindere dall’entità del debito.

La preclusione dei 20.000,00 euro si riferisce al credito che Equitalia complessivamente deve riscuotere, quindi può accadere che l’ipoteca sia riferita a crediti di diversa natura.

A causa dei limiti quantitativi a cui deve soggiacere l’ipoteca, è necessario che nella comunicazione di iscrizione sia chiaramente indicato il valore dei debiti per cui si procede.

Ruolo/accertamento parzialmente annullato dal giudice

Qualora il ruolo/accertamento sia stato in parte annullato dal giudice, è stato sostenuto che l’ipoteca è illegittima se, a seguito della suddetta riduzione, il credito risulta inferiore alla soglia.

La decisione è estendibile allo sgravio parziale delle somme.

In quest’ultimo caso si potrebbe chiedere la cancellazione allo stesso Agente della Riscossione, mediante apposita istanza.

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Fig. 4 – Limiti per ipoteca

4.3  SPROPORZIONE RISPETTO AL CREDITO PER CUI SI PROCEDE (ECCESSO DI POTERE)

In linea generale, l’Agente della Riscossione è legittimato a iscrivere ipoteca decorsi sessanta giorni dalla notifica della cartella di pagamento o novanta giorni dalla notifica dell’accertamento “esecutivo”, a prescindere da ogni valutazione circa l’opportunità della misura.

La discrezionalità relativa all’adozione di tale misura non può però tramutarsi in arbitrarietà sicché, al ricorrere di determinate circostanze, l’iscrizione può essere censurata per eccesso di potere.

Tale tesi è stata accolta da alcune Commissioni tributarie, le quali hanno specificato che:

  • l’iscrizione deve essere annullata siccome “si tratta di un importo non rilevante e sarebbe stato opportuno prima di disporre l’ipoteca inviare un sollecito di pagamento”;
  • appare evidente la sproporzione tra credito vantato (inferiore a 4.000,00 euro) e iscrizione di ipoteca;
  • sussiste il difetto di motivazione qualora la comunicazione non contenga “alcun esplicito elemento giustificativo né sulla necessità né sulla congruità della misura prescelta e tanto meno sulla sussistenza di un prevalente interesse pubblico sull’interesse privato”.

Le sentenze richiamate, comunque, sono anteriori al DL 16/2012, che ha inibito l’ipoteca per debiti sino a 20.000,00 euro.

4.4  IPOTECA ISCRITTA DECORSO UN ANNO DALLA NOTIFICA DELLA CARTELLA/ACCERTAMENTO SENZA PREVIA “INTIMAZIONE AD ADEMPIERE”

L’art. 50 co. 2 del DPR 602/73 stabilisce che, se l’espropriazione non è iniziata entro un anno dalla notifica della cartella, Equitalia è tenuta a notificare, prima di dare inizio alla procedura esecutiva, un’intimazione ad adempiere. La stessa disposizione è prevista dall’art. 29 del DL 78/2010 per gli accertamenti “esecutivi”.

Alcune Commissioni tributarie si sono espresse nel senso della necessità dell’intimazione ex art. 50 co. 2 del DPR 602/73, sulla base del rapporto funzionale tra ipoteca ed espropriazione.

Con la ris. 24.4.2002 n. 12834, l’Agenzia delle Entrate ha specificato che, nel caso dell’ipoteca, non è necessaria la notifica dell’intimazione, posto che l’art. 50 co. 2 del DPR 602/73 concerne la sola espropriazione, e non le misure cautelari.

Da ultimo, Cass. 24.7.2013 n. 18007 ha rimesso al primo presidente, affinchè valuti l’opportunità di devoluzione del problema alle Sezioni Unite, la questione relativa alla necessità dell’intimazione ad adempiere ex art. 50 del DPR 602/73 qualora prima dell’iscrizione ipotecaria sia decorso un anno dalla notifica della cartella di pagamento. Sul punto si registrano orientamenti contrastanti, infatti è stato contemporaneamente sostenuto che:

  • l’ipoteca ha una natura necessariamente preordinata all’espropriazione, per cui essa deve sottostare ai medesimi limiti contemplati per quest’ultima;
  • detta iscrizione non può essere ritenuta un mezzo strumentale all’espropriazione, in quanto l’art. 77 co. 1 del DPR 602/73 richiama solo il primo comma dell’art. 50 dello stesso decreto (legittimando così l’ipoteca solo dopo il decorso di sessanta giorni dalla notifica della cartella di pagamento), e non anche il secondo, dove è palesata la necessità dell’intimazione.

Bisogna però rammentare che, come evidenziato in precedenza, il legislatore, modificando l’art. 77 del DPR 602/73 con il DL 69/2013, pare aver accolto la tesi della natura deterrente e non preordinata all’espropriazione dell’ipoteca, il che potrebbe influenzare l’eventuale decisione delle Sezioni Unite.

4.5  IPOTECA SU IMMOBILE INSERITO IN UN FONDO PATRIMONIALE

L’art. 170 c.c. stabilisce che l’esecuzione sui beni del fondo patrimoniale della famiglia e sui loro frutti non può avere luogo “per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia”.

In virtù di ciò e salvo quanto si esporrà, potrebbe essere possibile affermare che l’ipoteca non possa essere iscritta su beni facenti parte di un fondo patrimoniale.

L’eccezione relativa al fondo patrimoniale, ad avviso di parte della giurisprudenza, non è opponibile all’Amministrazione finanziaria, in quanto i debiti tributari “devono ritenersi, per definizione, inerenti in maniera diretta e immediata ai bisogni della famiglia, dato che anche l’attività lavorativa ed imprenditoriale da cui il ricorrente trae i redditi che hanno dato origine ai vari debiti d’imposta, è finalizzata al generale mantenimento dello stesso e della sua famiglia. Né, del resto, appare possibile dimostrare che il creditore – cioè l’Amministrazione finanziaria – potesse essere a conoscenza del fatto che il debitore aveva contratto i debiti in questione (tasse non pagate) per ragioni estranee ai bisogni della famiglia”.

Nel senso dell’inopponibilità, al fisco, dell’art. 170 c.c. si è espressa anche l’Amministrazione finanziaria.

Di diverso avviso, però, si è dimostrata, almeno in un primo momento, la Corte di Cassazione che, sebbene in riferimento alla sussistenza del fumus del delitto di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, ha sancito che la devoluzione dei beni ad un fondo patrimoniale può limitare le ragioni dell’Erario.

Per Cass. 5.3.2013 n. 538542, l’ipoteca è legittima o se i debiti sono relativi a esigenze familiari o se il creditore non era a conoscenza che erano estranei ai bisogni familiari, ed è il contribuente a dover dimostrare i fatti conducenti alla sua illegittimità, quindi che il creditore era a conoscenza del fatto che i debiti erano stati contratti per esigenze extrafamiliari.

Si rileva che nel contenzioso tributario, come regola generale, il ruolo di attore è rivestito non dal contribuente ma dall’ente impositore, quindi non è sostenibile che sia il primo a dover assolvere all’onere della prova. Come osservazione ulteriore, è poi difficilissimo dimostrare che i debiti fiscali sono stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia.

Il tutto potrebbe essere messo in discussione dalle modifiche apportate dal DL69/2013, che ammette espressamente l’ipoteca anche qualora, ai sensi dell’art. 76 del DPR 602/73, non sarebbe possibile l’espropriazione. Detto in altri termini, se si sostiene che l’ipoteca esattoriale abbia una funzione deterrente e non preordinata al pignoramento, l’eccezione relativa al fondo patrimoniale potrebbe essere a questo punto destinata a perdere di rilievo.

4.6  DUPLICAZIONE DELLE MISURE CAUTELARI (FERMO E IPOTECA)

L’Agente della Riscossione potrebbe, contemporaneamente, provvedere sia all’iscrizione di ipoteca sia all’adozione del fermo.

In questo caso, tale comportamento potrebbe essere censurato per violazione del principio di proporzionalità.

Parte della giurisprudenza si è espressa in tal senso, sostenendo che “la tutela del diritto dell’amministrazione finanziaria non può giungere al punto di ledere l’integrità patrimoniale del contribuente”.

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Fig. 5 – Illegittimità dell’iscrizione ipotecaria

Qualora l’ipoteca sia stata adottata in assenza dei requisiti contemplati dalla legge, il contribuente, in occasione del ricorso contro la relativa comunicazione, può chiedere al giudice la condanna di Equitalia alla corresponsione di una somma di denaro.

L’illegittima iscrizione di ipoteca sull’immobile del contribuente può cagionare un danno, quindi, al ricorrere di determinati presupposti, sorge il diritto al risarcimento, che può essere riconosciuto in varie maniere.

Innanzitutto, il contribuente può chiedere al giudice ordinario la condanna di Equitalia al risarcimento da fatto illecito, in costanza dei presupposti indicati dall’art. 2043 c.c., quindi, in primo luogo, previa dimostrazione della colpa dell’Agente della Riscossione nonché del nesso di causalità tra la sua condotta e il verificarsi del danno, che, comunque, deve essere quantificato.

Detta possibilità appare tuttavia alquanto ardua, siccome il contribuente deve munirsi di un avvocato e instaurare un lungo e costoso processo civile.

L’ordinamento prevede due strumenti di tutela che, a nostro avviso, possono entrambi essere esperiti in caso di illegittima iscrizione ipotecaria, i quali possono essere chiesti unitamente al ricorso contro la comunicazione di iscrizione:

  • la condanna al risarcimento da “lite temeraria”;
  • la condanna ad una somma determinata secondo equità dal giudice.

5.1  RISARCIMENTO DA “LITE TEMERARIA”

Nel processo tributario si ritiene applicabile la responsabilità processuale aggravata, detta anche da “lite temeraria” o da “danno processuale”.

L’art. 96 c.p.c. stabilisce che se risulta che la parte ha agito con mala fede o colpa grave “il giudice, su istanza dell’altra parte, la condanna, oltre che alle spese, al risarcimento dei danni, che liquida, anche d’ufficio, con sentenza”.

La responsabilità processuale aggravata può essere chiesta se concorrono, congiuntamente, i seguenti requisiti:

  • la totale soccombenza della parte;
  • l’aver agito o resistito in giudizio con malafede o colpa grave;
  • l’aver causato un danno concreto ed effettivo, che deve essere quantificato dal contribuente.

In giurisprudenza il danno da “lite temeraria” è stato ravvisato nei seguenti casi:

  • adozione di cautele eccessive rispetto al credito, mancata conformazione dell’ufficio al giudicato penale e alle decisioni del giudice tributario;
  • nonostante l’adesione al condono, iscrizione a ruolo delle somme (sgravate dopo cinque anni dalla relativa iscrizione), e successiva notifica, da parte dell’Agente della Riscossione, della cartella in maniera inesistente, di modo che il contribuente è stato reso edotto della pretesa solo con la successiva iscrizione ipotecaria, iscrizione che non è stata cancellata nemmeno dopo la sentenza di primo grado.

5.2  SOMMA EQUITATIVAMENTE DETERMINATA

Per effetto della riforma dell’art. 96 c.p.c. ad opera della L. 69/2009, è previsto che il giudice, “in ogni caso”, quando condanna la parte alla rifusione delle spese processuali a norma dell’art. 91, “anche d’ufficio, può altresì condannare la parte soccombente al pagamento, a favore della controparte, di una somma equitativamente determinata”.

Questa tipologia di condanna non postula quindi né l’istanza di parte né la quantificazione del danno.

La possibilità, per il giudice, di condannare la parte ad una somma equitativamente determinata non deve essere confusa con la responsabilità processuale aggravata ex art. 96 co. 1 c.p.c., posto che questa presuppone la malafede o la colpa grave.

Si evidenzia che tale norma, proprio per l’ipoteca, è stata applicata sia nel caso di ipoteca illegittima in quanto disposta per crediti inferiori al limite legale50 sia nel caso di iscrizione a carico di eredi accettanti l’eredità con beneficio di inventario51.

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Fig. 6 – Ipoteca illegittima

Entro sessanta giorni dalla ricezione della comunicazione di iscrizione ipotecaria il contribuente può presentare ricorso dinanzi alla Commissione tributaria.
Invece, è controversa la facoltà di domandare la c.d. “sospensiva”.

L’art. 19 del DLgs. 546/92 stabilisce che l’iscrizione di ipoteca rientra tra gli “atti” impugnabili in sede tributaria.

Come rilevato in precedenza, è palese che l’impugnazione deve essere proposta contro la comunicazione preventiva di ipoteca.

In tal caso, il ricorso deve essere presentato nei confronti di Equitalia, posto che l’atto è a questa riconducibile, ad eccezione del caso in cui si contesti l’omessa notifica dell’accertamento, censura riconducibile all’Agenzia delle Entrate.

6.1  SOSPENSIONE DELL’ESECUZIONE DELL’ATTO

La sospensione, in virtù delle modifiche del DL 70/2011, concerne la comunicazione preventiva e non l’ipoteca vera e propria.

C.T. Prov. Caltanissetta 23.5.2013 n. 231/3/1355 ha sancito che non può essere richiesta la sospensiva in quanto tale iscrizione non ha efficacia esecutiva ma costitutiva. Il diritto reale di garanzia viene ad esistenza solo con l’iscrizione dell’ipoteca nel pubblico registro, quindi la sospensione anticiperebbe, di fatto, la sentenza di merito.

Ad ogni modo la sospensione, se ritenuta possibile, dovrebbe inibire la successiva iscrizione, posto che concerne un atto (la comunicazione preventiva) la cui efficacia è stata, appunto, sospesa.

6.2  EFFETTI DELLA SENTENZA DEL GIUDICE

L’accoglimento del ricorso comporta l’obbligo, per l’Agente della Riscossione, di provvedere, a sue spese, alla cancellazione dell’ipoteca.

La cancellazione deve essere disposta a prescindere dalla formazione del giudicato, posto che le sentenze del giudice tributario sono immediatamente esecutive.

Nel ricorso, è opportuno che il contribuente chieda espressamente la condanna dell’Agente della Riscossione alla cancellazione dell’ipoteca.

Riduzione dell’ipoteca

L’ipoteca potrebbe essere stata iscritta per un valore superiore a quello consentito dalla legge, oppure potrebbe essere spropositata rispetto al credito per cui si procede.

Per ovviare a ciò, il contribuente potrebbe chiedere, sia in via amministrativa sia in via giudiziale, la riduzione dell’ipoteca.

La riduzione dell’ipoteca è stata disposta da C.T. Reg. Firenze 11.12.2012 n.80/35/1258.

Si riportano ora, in forma tabellare, i principali vizi che il contribuente può sollevare in sede di ricorso contro la comunicazione di iscrizione ipotecaria.

VIZI ECCEPIBILI NOTE
Omessa (rituale) notifica della cartella/accertamento L’iscrizione di ipoteca, in quanto atto “successivo”, presuppone la previa e rituale notifica della cartella di pagamento o dell’accertamento “esecutivo”. In assenza di ciò, l’iscrizione è illegittima (art. 19 co. 3 del DLgs. 546/92).
Omessa comunicazione preventiva Almeno trenta giorni prima dell’adozione, l’ipoteca deve essere preceduta da una comunicazione preventiva, in virtù delle modifiche apportate dal DL 70/2011. L’omissione di ciò dovrebbe causare la nullità dell’iscrizione.
Ottenimento della dilazione delle somme iscritte a ruolo L’ipoteca non può essere adottata se il contribuente è stato ammesso alla dilazione dei ruoli.
Ipoteca iscritta per un valore superiore al doppio del credito L’art. 77 del DPR 602/73 sancisce che l’ipoteca può essere iscritta per un valore pari al doppio del credito per cui si procede. Nell’ipotesi in cui l’iscrizione superasse tale valore, essa sarebbe illegittima, per la parte in eccesso.
Omessa notifica dell’intimazione ad adempiere Qualora l’ipoteca fosse iscritta decorso un anno dalla notifica della cartella/accertamento, parte della giurisprudenza ha stabilito che occorrerebbe la previa notifica dell’avviso di mora, ritenendo applicabile il secondo comma dell’art. 50 del DPR 602/73.
Debito inferiore a 20.000,00 euro L’ipoteca esattoriale non può essere adottata se il credito da riscuotere non supera complessivamente il valore di 20.000,00 euro (non ha rilievo il limite per il pignoramento immobiliare, pari a 120.000,00 euro).
Eccesso di potere Nell’ipotesi in cui l’importo per cui si procede sia sproporzionato rispetto all’iscrizione di ipoteca, l’iscrizione stessa può essere censurata per eccesso di potere.
Omessa indicazione del responsabile del procedimento La comunicazione di ipoteca, ex art. 7 della L. 212/2000, deve tassativamente contenere l’indicazione del responsabile del procedimento.
Avvenuto annullamento della cartella/accertamento L’ipoteca ha come presupposto la previa rituale notifica della cartella di pagamento o dell’accertamento “esecutivo”. Pertanto, l’annullamento giudiziale di uno di tali atti comporta il venir meno dell’iscrizione ipotecaria.
Difetto di motivazione L’ipoteca rientra negli atti impositivi, per cui la comunicazione di iscrizione deve essere motivata. In particolare, occorre l’identificazione dell’immobile su cui è iscritta, del suo valore, della rendita catastale (al fine di verificare il rispetto del valore su cui l’iscrizione è avvenuta) e del tributo per cui si procede.
Ipoteca sul diritto di abitazione Parte della giurisprudenza ha sancito l’illegittimità dell’iscrizione ipotecaria eseguita sul diritto di abitazione.
Ipoteca sul diritto di usufrutto Parte della giurisprudenza ha sancito l’illegittimità dell’iscrizione ipotecaria eseguita sul diritto di usufrutto.
Ipoteca su beni del fondo patrimoniale

Parte della giurisprudenza ha sancito l’illegittimità dell’iscrizione ipotecaria eseguita su immobili facenti parte del fondo patrimoniale.

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