Quella linea ondivaga di Repubblica su Battisti

 

Mia Immagine

Richiedi informazioni per finanziamenti e agevolazioni

Mia Immagine

Che è successo ieri in Bolivia? L’arresto di Battisti è una vittoria della giustizia, 30 anni dopo, o un atto incivile in cui si punisce gente da amnistiare? Repubblica se lo deve essere chiesta più di una volta. Leggendo la copertura dell’evento, la soluzione pare, a primo impatto, semplice: hanno arrestato un delinquente comune nascosto da una cortina fumogena politica.

Scrive, in un editoriale, Gianluca Di Feo:

“Cesare Battisti non è un perseguitato politico. Per quasi 38 anni si è sottratto ai processi e alle responsabilità, cercando di costruirsi un alibi ideologico che non trova riscontri nella realtà dei fatti. Di fuga in fuga, dalla Francia al Brasile fino alla Bolivia, ha recitato il ruolo di vittima del sistema, gettando luci fosche sulla condotta dello Stato italiano durante gli anni di piombo. Una retorica che ha trovato sponda in alcuni circoli intellettuali stranieri e qualche riflesso sempre più debole anche in patria, ma che non ha alcun fondamento.”

Chiaro, senza tentennamenti e definitivo. Poi, però, iniziano le interviste ai parenti (in piccolo e ben nascoste):

Clemente Pistilli, intervista ai parenti:

“”Migliaia di persone sono state coinvolte nella lotta armata, ma si parla sempre e solo di Cesare Battisti, come se il mostro fosse solo lui”. A parlare così, rompendo il silenzio della famiglia del terrorista appena catturato in Bolivia, è il nipote dell’ex esponente dei Proletari armati per il comunismo, Antonio.”

Per carità, è ottimo lavoro giornalistico. Le persone non sono bidimensionali, mostri di carta per narrazioni che sono solo favole per adulti. Tutto sacrosanto. Ma poi leggi il titolo del riassunto della vicenda e ti si illumina un mondo:

“Chi è Cesare Battisti, il terrorista condannato a due ergastoli ma “assolto” dalla politica”

Verrebbe da dire, in un impeto agricolo, col cavolo dalla politica. O, per restare in ambito bucolico, col ciufolo. E qui mi fermo prima di entrare nel mondo complesso dell’andrologia. Repubblica è un mondo vivo ed in evoluzione, come qualsiasi grande giornale. Su Battisti ha tenuto una linea corretta. Ma proprio non ce l’ha fatta a non salvare gli amici. No, Battisti non l’ha protetto “la politica”. Lo hanno protetto gli amichetti vostri: Mitterand, Lulae Roussef. E quel delinquente, avesse vinto Haddad, sarebbe ancora uccel di bosco.

Il principale, se non forse unico, responsabile di questa bella notizia è Bolsonaro. Quello che dite averlo fatto per ragioni di propaganda. Come se ai Brasiliani fregasse qualcosa di un assassino Italiano. Insomma, passi avanti dai tempi in cui si dava spazio a Pennac in lacrime per il povero perseguitato politico se ne sono fatti, ma ancora molta strada resta da fare. 7 per lo sforzo, in ogni caso.

L’articolo Quella linea ondivaga di Repubblica su Battisti proviene da Milano Post.

 

Mia Immagine

Richiedi informazioni per finanziamenti e agevolazioni

Mia Immagine

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: