Perdonatelo!

 

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È assai probabile che se metti il Vangelo nelle mani di chi ha già storpiato la Bibbia, ovvero di chi ha avuto l’ardire di ridurre a tre i giorni occorsi per la Creazione, ne vien fuori un’altra perla di santa ignoranza. Magari – chessò – il Cittadino Deputato Carlo Sibilia potrebbe raccontarci che Barabba era il Figlio di Dio e Gesù un delinquentuccio cresciuto per strada nella più assoluta indifferenza di Giuseppe e Maria.

Epperò, anche a rischio che il Sottosegretario 5 Stelle avellinese confonda con uno stornello romano le parole pronunciate da Gesù sulla Croce, proprio non resistiamo alla tentazione di parafrasare Nostro Signore: “Avellinesi, perdonate costui che non sa quello che fa, e men che meno quello che dice”.

Vedete, Signore e Signori, il problema è molto più grave di quanto appaia. Perché, se fino a qualche tempo fa poteva assalirci il dubbio che le sortite del Sottosegretario fossero ironiche battute d’un intelligente burlone, adesso – all’ennesima scivolata – dobbiamo giocoforza ricrederci: Carlo Sibilia dice effettivamente ciò che pensa. E la cosa grave – avrebbe chiosato la Buonanima di Montanelli – è che egli pensa ciò che dice.

Andiamo al fatto. Sabato il deputato 5 Stelle, accompagnato dall’ex sindaco Ciampi, ha portato giocattoli in dono ai bambini ricoverati presso la Pediatria del “Moscati”. Un bel gesto, va senza dire. Peccato, però, che il Nostro non abbia saputo rinunciare all’esibizione del “dono” che Madre Natura purtroppo gli ha negato: l’uso della parola solo e soltanto dopo aver collegato le corde vocali al cervello. E così, eccoti in libera uscita un pensiero, anzi due, che rappresentano la quintessenza della più banale delle contraddizioni.

Primo pensiero: “Il Moscati è un ottimo esempio di sanità efficace. Questa struttura offre alle famiglie irpine la possibilità di evitare una migrazione sanitaria per poter curare i propri figli. Anzi, la Città Ospedaliera ospita degenti di altre province e questo è un segnale molto importante”.

Il secondo pensiero: “La politica deve uscire fuori dalla gestione sanitaria. Un medico può diventare primario o direttore sanitario solo per merito e non perché amico di un politico”.

Ora, con ogni probabilità, e non sarebbe un caso, il Cittadino Carlo Sibilia ignora che il “Moscati” è l’esempio più illuminante della politica che sta mani e piedi nella sanità. Ignora anche che quella politica, almeno fino all’elezione di De Luca alla presidenza della Regione, ha un nome, Ciriaco, e un cognome, De Mita. Ignora, o finge di ignorare, che almeno fino a due anni e mezzo fa, ovvero fin a quando il Direttore Generale del “Moscati” è stato Pino Rosato, nulla si decideva, in fatto di nomine sanitarie ai piani alti (leggi pure Primariati), senza il preventivo consenso politico di Ciriaco De Mita, dante causa e riferimento di Rosato (e ciò per il solo, naturalissimo fatto che Rosato era stato nominato Direttore Generale – per carità, nessuno intende togliergli meriti – proprio per volere di De Mita).

Sicché – questa è Storia, egregio Sottosegretario – delle due l’una: o il Moscati, come Lei suggerisce, è davvero una eccellenza, e il merito va tutto alla politica sanitaria di Ciriaco De Mita e alle sue ingerenze nelle scelte dei Primari; oppure Lei – appunto – non sa ciò che dice.

Va aggiunto, ancora per chiudere le vistosissime falle d’ignoranza del Sottosegretario in materia di sanità locale, che – a differenza di De Mita – Vincenzo De Luca segue una strategia tutta imperniata sull’assoluta autonomia dei Direttori Generali in fatto di nomine e concorsi del personale sanitario.

Circa tre anni fa, alla prima riunione con i Direttori Generali di Asl e Aziende Ospedaliere, De Luca avvertì: “Se qualcuno vi segnala, in nome e per mio conto, chi deve vincere un concorso di Primario o di barelliere, andate direttamente alla Procura della Repubblica”.

La filosofia a base di questa indicazione è del tutto evidente: il sistema messo su da un Direttore Generale funziona? Il manager resta al suo posto. Le cose non vanno? Il manager fa le valigie. Ciò significa che la politica sta fuori dalla gestione della sanità? Assolutamente no. Significa, piuttosto, che la politica ci sta dentro correttamente. A nostro avviso, il metodo De Luca è quello sano e giusto; il metodo De Mita – che Sibilia sembra preferire – è saccentemente clientelare. Riesce a capirlo il Sottosegretario? Nutriamo più d’un legittimo dubbio. E ci pare doveroso spiegare perché.

Nel corso della sua visita ai bambini del “Moscati”, l’esponente 5 Stelle ha detto anche altro: ahinoi, ancora perdendo l’occasione di regalare giocattoli ma mettendo prima in pausa i suoi disastrosi pensieri politici. Ha detto, riferendosi chiaramente al presidente della Campania, Vincenzo De Luca: “Affidare la struttura commissariale in campo sanitario ad un politico è un conflitto di interessi che bisogna assolutamente evitare”.

Due considerazioni logiche per dimostrare quanto Sibilia sia fuori dalla realtà e dalla grazia di Dio.

La prima prende ancora spunto dai suoi entusiastici giudizi sul “Moscati”. Tutto ciò che è stato fatto al “Moscati”, per cui l’ospedale è oggi nelle condizioni che così tanto piacciono al deputato 5 Stelle, è avvenuto in regime commissariale della sanità campana quasi interamente gestito da commissari-politici, ovvero dai presidenti pro tempore della Regione: prima Bassolino, poi Caldoro, infine De Luca. Ergo, Sibilia si contraddice ancora. E non lo fa mica in malafede. Semplicemente egli è uno che “ignora”. E’ ignorante in materia di storia della sanità campana almeno quanto lo è in altre materie per lui decisamente ostiche (Bibbia, l’uomo sulla Luna, la formazione dei governi italiani a prescindere dalla fiducia del Parlamento, la differenza tra strada a scorrimento veloce e tratta ferroviaria: invero tutta roba di poco conto per uno che sta in politica).

La seconda considerazione. Come si configurerebbe il conflitto di interessi tra la figura del commissario per il rientro del debito sanitario e quella del politico, nella fattispecie i presidenti di Regione, non è dato sapere. I fatti degli ultimi otto anni, e del triennio 2015-2018 in misura particolare, dicono l’esatto opposto. In questi anni, infatti, soltanto per brevi periodi la struttura commissariale è stata guidata da tecnici e proprio in quelle fasi si sono registrati i rallentamenti più vistosi nel processo di recupero dei livelli essenziali dell’assistenza. I commissari-presidenti della Regione – prima Caldoro, poi De Luca – hanno invece ripianato il debito e contemporaneamente garantito la risalita dei Lea, seppure molto faticosamente a causa della perdita di migliaia di posti in organico determinata dal blocco del turnover.

Insomma, se il Sottosegretario Sibilia ponesse più attenzione ai fatti, e si lasciasse meno andare al suo viscerale giacobinismo, potrebbe perfino riuscire a scoprire l’insostenibile leggerezza delle sue contraddizioni e, chissà?, porvi rimedio al termine d’un impegnativo esercizio di pensamenti e ripensamenti.

Speranza vana, purtroppo. Ora come ora – e ciò spiega anche perché al Moscati ha maneggiato la politica come i giocattoli – Sibilia e colleghi 5 Stelle sono impegnati a far fuori De Luca dal commissariato. La qual cosa – alla luce dei risultati raggiunti sia per i Lea che per il debito, risultati certificati dallo stesso ministero grillino della Salute – la dice lunga sulla genuinità dei pensieri del Nostro quando afferma che la politica deve stare fuori dalla sanità: più Malapolitica ingerente di quella 5 Stelle si muore.

Ma tant’è. Il deputato Sibilia e colleghi 5 Stelle non sono nuovi in materia di “devastazioni commissariali”. Sembra che ce l’abbiano a morte con tutto ciò che funziona, una sorta di Contrappasso alla vitalità istituzionale della politica, roba da analizzare sul lettino di Freud. Il commissario ad acta per la Lioni – Grottaminarda funziona e fa risparmiare? Zac, via il commissario senza nemmeno prevedere niente in sostituzione. Il commissario per la sanità fa bene e tanto più? Zac, via De Luca.

Le ultime indiscrezioni raccontano della imminente nomina di un irpino – Francesco Bevere, attuale direttore dell’Agenas, persona certamente degna e molto preparata – al posto di De Luca. Ma serve davvero o siamo in presenza di una meschina, dannosissima vendetta politica? I numeri certificati dal ministro Grillo dicono senza ombra di dubbio che si tratta di meschinità politica: la riprova per definizione che De Luca sta facendo bene.

Le ultime indiscrezioni raccontano anche della imminente nomina di un sub commissario nella persona di un Generale della Guardia di Finanza in pensione: forse per controllare gli scandali finanziari della sanità che però, guarda caso, si consumano nelle progredite e trasparenti regioni del Nord e non già in Campania.

Ci manca soltanto che venga nominato, come secondo sub commissario, il Capo di Stato Maggiore della Difesa: chi altri potrebbe meglio combattere l’Esercito di formiche che ha invaso il San Giovanni Bosco e che tanto ha terrorizzato il ministro grillino della Salute?

Ma ci facciano il piacere.

 

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