Il Tribunale di Mercatanzia.

 

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Organo fondato nel 1312 dalle Arti di Firenze per difendere e dirimere le controversie fra loro in qualunque parte del mondo si trovassero.

Il Tribunale era formato dal Proconsolo che proveniva dall’Arte maggiore dei Giudici e Notai ed era scelto fra i Notai, doveva essere di provata fede Guelfa, di specchiata onestà, nato da matrimonio regolare, di avere più di cinquanta anni ed avere esercitato da almeno dieci anni. Erano presenti inoltre un Giudice esperto in giurisprudenza, un Camerlengo (o Camerario) per incassare i proventi dalle multe inflitte, sottoposto direttamente al controllo del Proconsolo, sei Avvocati forestieri e da sei consiglieri cittadini scelti fra le Arti Maggiori, questi Magistrati venivano chiamati i dodici di Mercanzia.

Lo stemma del Tribunale era un giglio rosso su un torsello bianco ammagliato di mercanzia in campo bianco.

Il Proconsolo a capo dell’Organo giudicante restava in carica per quattro mesi, alla fine dei quali, il suo operato era controllato e veniva multato se non aveva svolto il suo incarico con onestà. Per la durata dell’incarico lasciava la sua famiglia ed abitava in un palazzetto posto nell’omonima via all’angolo di via Pandolfini.

L’abitazione si riconosce ancora oggi per gli stemmi posti sulla porta d’ingresso. Si vedono lo stemma dei Giudici e Notai, della Parte Guelfa, e del Comune. A fianco dell’abitazione c’è la sala dove si tenevano le udienze o “tornate” le quali si svolgevano di mattina. Questo era il luogo usato prima della costruzione del palazzo in piazza della Signoria.

La carica del Proconsolo era molto importante, tanto che nelle adunanze sedeva in consiglio accanto al cavaliere, dava la sua opinione ma non partecipava alle votazioni, il suo era un parere consultivo. Negli spostamenti era obbligato (pena una ammenda in caso di mancanza) a muoversi preceduto dal “Naccherino” (strumento simile al timpano, suonato con le mani da un tamburino) per avvertire la gente del suo passaggio. Due Nunzi al suo servizio e incaricati di portare i suoi ordini, ed dal bandieraio recante l’insegna dell’Arte dei Giudici e Notai (stella d’oro a nove punte in campo azzurro).

Nell’anno 1359 venne deciso di edificare un palazzo più consono all’importanza dell’Organo giudicante, fu eretto in Piazza della Signoria di fianco a Palazzo Vecchio, sull’angolo di via de’ Gondi. Oggi si può vedere dietro la statua equestre di Cosimo primo. In origine sul davanti aveva un porticato dove Taddeo Gaddi aveva dipindo la Verità che cava la lingua alla bugia, mentre Sandro Botticelli ed il Pollaiolo avevano dipinto le Virtù, oggi agli Uffizi.

Sulla facciata sono scritte le seguenti parole: Omnia sapentia a domino Deo est, una immagine del Redentore e più in alto i ventuno stemmi delle Arti. Per Santo Patrono del Tribunale era stato scelto San Tommaso, la cui statua rappresentata nell’incredulità dell’Apostolo, si trova in una nicchia della chiesa di Orsanmichele scolpita da Andrea del Verrocchio.

Ogni anno il 21 dicembre, giorno dedicato al santo, il Proconsolo con la sua “famiglia” si recava in corteo alla chiesa dove veniva celebrata una messa solenne ed era lasciato un torchio di cera da una libbra.

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