Cesare Battisti non andrà a Rebibbia ma a Oristano “per ragioni di sicurezza”

 

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Cesare Battisti non andrà a Rebibbia ma a Oristano "per ragioni di sicurezza"

Cesare Battisti non andrà a Rebibbia ma a Oristano “per ragioni di sicurezza”

ROMA – Andrà nel carcere di Oristano, in Sardegna, e non a Rebibbia, Cesare Battisti. Lo ha annunciato in conferenza stampa a Palazzo Chigi il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. L’ex terrorista, catturato in Bolivia e atterrato lunedì mattina alle 11.36 all’aeroporto di Ciampino tra una folla di cronisti e fotografi, è stato “consegnato al Gruppo operativo mobile della Polizia penitenziaria e non sarà portato a Rebibbia ma a Oristano – ha spiegato il ministro – per ragioni di sicurezza”.

Battisti dovrà scontare l’ergastolo ostativo, cioè quello per il quale si usa spesso l’espressione “fine pena mai”. L’ergastolano comune conserva la possibilità che la sua condizione sia periodicamente riesaminata ai fini dell’accesso ai benefici e alle misure alternative, mentre all’ergastolano ostativo, in assenza di una collaborazione, quegli istituti sono esclusi per sempre, a meno che, nel frattempo, non collabori o si verifichino altre particolari circostanze. Battisti sarà probabilmente sottoposto a 6 mesi di isolamento diurno in cella singola.

Testa alta, pizzetto, giubbotto marrone, senza manette ai polsi, Battisti è sceso dall’aereo che lo ha riportato in Italia circondato da un gruppo di poliziotti. Il Falcon 900 del Governo italiano era decollato da Santa Cruz in Bolivia, Paese dove è stato arrestato, dopo una fuga dall’Italia durata 38 anni. Battisti è smontato dal Falcon 900 atterrato dalla Bolivia circa 10 minuti dopo l’atterraggio, alle 11.50.

Poco dopo l’apertura del portellone dell’aereo un gruppo di sette agenti di polizia è salito sul velivolo, mentre un’altra decina di agenti, in parte armati di mitraglietta attendeva ai piedi della scaletta, e nel giro di qualche minuto lo hanno fatto scendere dall’aereo.

Ad attendere il suo arrivo, all’interno dello scalo di Ciampino c’erano il ministro dell’Interno Matteo Salvini e il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Battisti è apparso tranquillo e non ha mai abbassato lo sguardo mentre procedeva scortato dagli agenti.

“Ora so che andrò in prigione”, ha detto ai funzionari dell’Antiterrorismo. Era molto tranquillo, non aveva nessun atteggiamento conflittuale. Dopo la notifica degli atti, Battisti ha lasciato a bordo di un’auto della polizia l’aeroporto diretto negli uffici della Questura di via Patini per il fotosegnalamento.

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