Anaao Giovani su medici d’urgenza: che sia l’ultima sanatoria

 

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Accolto ‘con riserva’ da Anaao Giovani l’emendamento al Dl Semplificazione che prevede l’accesso ai concorsi delle medicina d’urgenza senza specializzazione

E’ una reazione fredda quella dei giovani medici e dirigenti del Ssn all’ipotesi di approvazione di un emendamento al Dl Semplificazione che preveda l’accesso senza specializzazione ai concorsi della medicina d’urgenza. L’Anaao Giovani accoglie ‘con riserva’ il provvedimento. Da un alto, infatti, c’è la consapevolezza di una estrema carenza di specialisti nel settore. Una situazione che richiede la “stabilizzazione dei colleghi che lavorano da anni nei pronto soccorso del nostro Ssn” al fine di garantire l’erogazione dei servizi. Dall’altro “questa stabilizzazione non può prescindere da un’adeguata formazione”. Da qui la richiesta che per questi medici “sia prevista l’iscrizione in sovrannumero alle Scuole di specializzazione in Medicina d’Emergenza-Urgenza”.

“Siamo in Italia – si legge in una nota dell’Associazione -, Paese di sanatorie e condoni. Nazione delle regole che ci sono ma che vengono applicate o meno a seconda della convenienza del momento. Allora questa soluzione d’emergenza sia l’ultima e definitiva, ovvero lo spartiacque del ‘prima’ e del ‘dopo’”. La norma, infatti,  prevede che “per poter lavorare per il Ssn è necessaria una specializzazione”.

“D’ora in poi – proseguono i giovani dell’Anaao – basta medici liberi professionisti e atipici nei Pronto Soccorso”.

Basta neolaureati utilizzati come tappabuchi e in modo improprio dalle Aziende, di fianco a specialisti che hanno dovuto sudarsi il pezzo di carta per 5 anni. A ognuno il suo ruolo, e quello del medico di Pronto Soccorso è di essere specialista in medicina di emergenza e urgenza e dipendente pubblico”.

Secondo l’organizzazione sindacale, per sanare la carenza di specialisti “occorre riaprire i cordoni della specializzazione monopolistica universitaria”. E’ necessario, inoltre, “permettere ai giovani colleghi dell’ormai tristemente noto “imbuto formativo” di avere la possibilità di specializzarsi nei teaching hospitals ospedalieri”.

“Continuando così, si rischia di condannare a morte i Pronto Soccorso, già in gravi difficoltà, i cui operatori hanno una qualità di vita lavorativa talmente bassa da essere pronti alla fuga in massa verso altri lidi meno faticosi e stressanti. È solo una questione di tempo – conclude la nota –  e siamo ormai agli sgoccioli”.

 

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