«Sono andato al Comune solo perché mi serviva un lavoro»: processo Pago, inizia l’esame degli imputati

 

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È iniziato l’esame degli imputati nel processo sulle infiltrazioni camorristiche nell’amministrazione del Comune di Pago del Vallo di Lauro.

Nella prima udienza del 2019, dopo il sovrintendente della Squadra Mobile di Avellino, Giovanni Volpe, e il suocero di Angelo Vitale, fratello dell’imputato Luigi, Giuseppe Sepe, a salire sul banco dei teste è stato l’Ingegnere Carmine Anatiello, consulente di Orlando Rega, già ascoltato in una delle primissime udienze del processo e da una cui denuncia contro l’ex sindaco Giuseppe Corcione, hanno preso avvio le indagini degli agenti della Questura di Avellino culminate nel blitz del dicembre 2016. Anatiello, chiamato a testimoniare dagli avvocati che rappresentano il Comune di Pago, costituitosi parte civile, ha seguito il Rega nel ricorso da questi formulato contro la revoca, da parte del Comune di Pago, del permesso a costruire desunto allo scadere dei termini previsti dalla legge per il pronunciamento delle amministrazioni locali rispetto ad eventuali istanze edificatorie: termini oltre i quali si parla di un silenzio-assenso degli uffici competenti.

Riflettori accesi soprattutto sul richiamo che Anatiello ha fatto alle dichiarazioni di un altro tecnico già chiamato a testimoniare nell’Aula del Collegio Penale del Tribunale di Avellino: il geometra Vincenzo Nunziata, autore del progetto di edificazione dei terreni lungo la Strada Nazionale di proprietà del Rega, il quale avrebbe lasciato intendere al suo cliente che il Comune di Pago non avrebbe mai rilasciato alcuna licenza, a prescindere dalla sussistenza o meno dei requisiti necessari.

Dichiarazioni smentite dallo stesso Nunziata durante la deposizione rilasciata all’udienza del mese di aprile 2018, ragione per la quale la difesa dell’ex sindaco Corcione ha richiesto un confronto tra l’Ingegnere Anatiello ed il geometra Nunziata.

A seguire hanno accettato di rispondere alle domande del pm Francesco Soviero e dei legali di parte, gli imputati Vincenzo Rufino, ex consigliere con delega allo sport e al tempo libero della seconda amministrazione Corcione, nonché – nel corso dello stesso mandato – vice del Presidente del Consiglio Comunale Magistro; l’ex Vigile Urbano Luigi Scafuro e Vincenzo Grasso, tuttofare di Luigi Vitale e finito al centro dell’inchiesta della DDA di Napoli in particolare per il periodo di lavoro svolto presso la cooperativa “Irpinia Avanti” quale incaricato del servizio di nettezza urbana. Le domande a Grasso hanno riguardato soprattutto la mediazione che, per la sua assunzione, avrebbero svolto presso Giuseppe Corcione ex affiliati come lo stesso Vitale o Giulio Maffettone. «Io lavoravo sul camion per la raccolta della spazzatura: ho lavorato solo 4 mesi e poi non sono stato più chiamato, a differenza di altri, sempre gli stessi che sono stati richiamati a lavoro anche per anni». Netta la replica dell’imputato alle domande delle parti rispetto alle richieste di aiuto avanzate anche dalla made a personalità influenti o ritenute elementi di spicco della criminalità locale: «Sì, mia mamma ha chiesto aiuto a tutti: al dottore Pasquale Bossone come a Giulio Maffettone. Ma per me, Giulio o Nicola era lo stesso. Io avevo bisogno di lavorare e lì c’era gente che da anni lavorava o veniva richiamata sempre allo stesso lavoro: a me, invece, per una cosa che ho fatto, mi sono subito venuti a prendere (con riferimento al rinvio a giudizio, ndr)».

Disoccupato, sposato e con una figlia, Grasso vive grazie all’aiuto della madre e dello zio. Egli ha dunque giustificato con una condizione di estremo bisogno sia la propria relazione con Vitale («mi guadagnavo quella 10/20€ portandogli la macchina o andando a lavorare nella sua terra») e la scelta di rivolgersi all’amministrazione comunale – allora guidata da Corcione – per chiedere un aiuto che andasse al di là dello sostegno economico («ogni tanto mi andavo a prendere il pacco alimentare o la cento euro sotto le feste», ha spiegato l’imputato). «Io – ha affermato Grasso – sono andato al Comune per chiedere un lavoro e dopo un poco mi hanno chiamato, ma solo per 4 mesi, sopra al camion dei rifiuti».

Grasso ha infine fatto riferimento ad un caso di presunte minacce ricevute da Patrizio Donnarumma, teste nel medesimo procedimento penale che vide la propria auto distrutta nella notte precedente la sua deposizione per le fornitore di materiali edili per alcuni lavori abusivi svolti da Luigi Vitale in una delle sue proprietà. Un episodio denunciato da Grasso ai Carabinieri con il supporto di un filmato che ritrarrebbe l’uomo, da lui additato come vicino ai Graziano, con legami familiari diretti con uno dei boss del clan di Quindici, mentre gli rivolgeva parole intimidatorie.

Atteso in Aula, nell’udienza del prossimo 29 marzo, proprio l’ex sindaco Corcione, impossibilitato a presenziare per motivi di salute, e il suo vice, Andrea Amoroso.

 

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