LA STUPIDITÀ EMOTIVA FA MALE ALLA COPPIA

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Di Viola Salis

Le relazioni di coppia si sa, sono complesse da gestire. Spesso entrano in ballo bisogni contrastanti, interessi differenti ed incomprensioni reciproche che possono mettere in crisi la coppia. In questo contesto  conflittuale ci può venire in soccorso l’intelligenza emotiva, che Daniel Goleman,autore del libro “Intelligenza emotiva.  Che cos’è e perché può renderci felici”,definisce come «la capacità di percepire emozioni, accedere a esse e saperle generare per sostenere il pensiero razionale, comprendere sentimenti altrui, e saperli gestire in modo da promuovere la crescita, intellettuale ed emotiva».

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Le emozioni, infatti,  sono memorie importanti che ci guidano eci dicono quando qualcosa ci fa stare bene e quando qualcosa ci fa stare male.A volte, però, non le sappiamo interpretare né tanto meno riconoscere. 

L’intelligenza emotiva ci può offrire una cornice teorica attraverso la quale poter migliorare molti aspetti della nostra vita, incluse le relazioni di coppia.  

Oltre a Goleman, c’è un altro autore che si è occupato in maniera approfondita di intelligenza emotiva e di coppie: John Gottman. Nello specifico, Gottman ha condottouna serie di studi presso l’Università di Washington, registrando ed analizzando le conversazioni e le discussioni di centinaia di coppie, per oltre un decennio. Da questi studi è emerso che una delle chiavi per avere un matrimonio più felice e che riduca le probabilità di divorzio,  risiede nell’intelligenza emotiva della coppia, in particolare in quella dell’uomo che spesso risulta inadeguata.

Infatti, secondo la ricerca di Gottman, il 65% degli uomini tende ad aumentare il livello di negatività nel corso di una discussione, spesso rispondendo con un atteggiamento difensivo che può rivelare una resistenza al dialogo e all’interazione con il partner. 

Se dovessimo paragonare la relazione di coppia ad una nave, potremmo dire che “la nave” in questione non può proseguire la navigazione con un solo capitano. Occorre che entrambi cooperino per affrontare le maree e i temporali.  

Quando un uomo non ha sviluppato sufficientemente la sua intelligenza emotiva rifiuta  l’influenza esercitata dal partner cioè il suo contributo all’interazione di coppia e alla risoluzione dei problemi, perché teme, in questo modo, di perdere il potere. Per cui, tutto ciò che il partner dice o fa, viene vissuto come un attacco, la qual cosa volta produce un atteggiamento difensivo, che poi porta il partner ad un atteggiamento conflittuale. Questa dinamica scatenerà frustrazione e rabbia in entrambi. 

Un uomo emotivamente intelligente è invece in grado di percepire e prendere in considerazione le emozioni del partner e questo gli permette di non fermarsi alle parole o agli atteggiamenti esteriori , ma di andare oltre per percepirne il senso e per sintonizzarsi meglio in modo da placare  la discussione anziché continuare ad alimentarla.

Un altro aspetto importante è che  quando l’uomo ha sviluppato la sua intelligenza emotiva non ha paura di esprimere i suoi sentimenti.

Naturalmente, ciò non significa che le donne non si arrabbino e non aumentino la negatività durante le discussioni.  Anzi, dallo studio di Gottman è emerso che molte donne ricorrono spesso ai rimproveri o alle reazioni aggressive, ma allo stesso tempo sono anche molto più ricettive all’influenza del partner e tengono in considerazione le sue emozioni e i suoi sentimenti. Gottman ha  notato, inoltre, che quando le donne si lamentano di qualcosa con il partner in maniera più gentile e aggiungendo un po’ di umorismo, gli uomini sono più ricettivi e meno bellicosi. 

Sebbene uomini e donne appaiano così diversi quasi per natura, è fondamentale sottolineare che molte differenze iniziano a prendere forma già durante l’infanzia e sono, quindi, differenze determinate culturalmente. Ad esempio, ai bambini viene detto che non devono piangere o mostrarsi deboli davanti agli altri, mentre le bambine, nei loro giochi infantili, tendono ad adottare, soprattutto a causa di condizionamenti sociali ed educativi, ruoli da assistenti sociali o infermiere, in cui risulta fondamentale la dimensione dell’attenzione all’altro e alle sue emozioni.

Una soluzione per poter sviluppare relazioni adulte positive e costruttive può essere proprio quella di educare all’intelligenza emotiva fin dalla tenera età, anche se naturalmente è sempre possibile, a tutte le età, acquisire le competenze necessarie per un’adeguata gestione e consapevolezza delle proprie emozioni e, di conseguenza, di quelle altrui. 

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA 

Goleman, D. (2015). Intelligenza emotiva. Cos’è e perché può renderci felici. Bologna, BUR Biblioteca Univ. Rizzoli. 

Gottman, J., Silver, N. (2013). Intelligenza emotiva per la coppia.  Bologna, Rizzoli.  

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